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Alice Brignoli

15 October 2020

The case of Alice Brignoli  

(Note: the Italian version of the text can be found below)

Alice was born in Erba on 13th December, 1977. She met her husband, Mohamed Koraichi, in a local company based in the Lecco area where they were both employed. She was a secretary and he was a skilled worker.

Alice and Mohamed both grew up in the region of Lombardy. Alice's mother described her daughter as used to being "a beautiful, free, independent girl with no specific religious beliefs; after her First Communion, she did not pursue the Christian religious path towards Confirmation". Her mother could not have predicted such a drastic change.

Mohamed, of Moroccan origins, was born in 1985 and grew up in a regular family of Muslim immigrants who were well integrated into the social fabric. Like many other radicalised individuals, his previous life was not characterised with particular religious observance; he loved music and went to discos.

After falling in love, they got married in 2008 and had the first of their three children, Ismail, a year later in Italy. Their civil wedding was celebrated at the municipality; he wore a traditional white tunic and she wore a turquoise veil over her hair. The year 2008 was also the year of Alice's religious conversion following Mohammed’s belief in having rediscovered Islam. From that moment on, Alice was no longer Alice; she had become Aisha. She slowly changed her clothing, covered her face, distanced herself from her family and, more generally, from her previous social life. Before closing in and isolating themselves with their narrow family, they tried to convince their relatives to follow their radical vision. For example, Alice tried to persuade her mother to wear the veil and read the Koran, but these attempts were futile.

At the same time, the couple used to be part of the local Muslim community, from which they gradually broke away from. They used to pray together with the other believers in the mosques of Lecco and Costamasnaga but after some time they also stopped attending these places of worship.

Additionally, their gradual distancing with the outside world also manifested itself in their working life. They abandoned their jobs because they considered their respective colleagues to be “impure” and they did not want to work alongside “infidels”. From then on, they lived on social benefits in a council estate, with some financial help from the Muslim community.

Between 2014 and the beginning of 2015, there was a tangible shift in the couple's minds, the transition to jihadism became total. The Internet played an important role in the final phase of their radicalisation process. Like many other young individuals, they found a lot of propaganda material from the Islamic state on the internet and came into contact with facilitators and propagandists via chat rooms and forums. Thus, in a process of self-indoctrination and mutual self-conviction, they began to plan their journey to the land of the caliphate.

At the end of February 2015, the couple set off by car, from Bulciago towards the so-called Islamic caliphate. Alice, Mohamed and their three children travelled for a few days through Hungary and Turkey, until finally arriving to Syria.

The pre-trial detention order issued by the Court of Milan against Alice, Mohamed and other individuals - all of whom were subsequently convicted for their participation within a terrorist association - provides us with some information regarding the couple’s activities. As far as Mohamed Koraichi is concerned, he was the one providing the tazkya (in this case a sort of presentation of an aspiring jihadist by another mujahid) to his friend Abderrahim Moutaharrick. It is therefore due to Mohamed’s tazkya that his friend became an affiliate of the Islamic State. Alice carried out activities of indoctrination with her children in Syria, who were photographed dressed in camouflage combat clothing and with their index finger raised towards the sky. Thus, Alice became the mother of the caliphate’s lions.

After the territorial collapse of the Islamic State, Alice, together with thousands of other women, found herself in a refugee camp run by Kurdish authorities with her now four children. Mohamed, however, most likely died. From the refugee camp in Syria, Alice has expressed the will, through a local NGO, to return to Italy. The latest news is that the ROS of the Carabinieri, as part of Operation Match, have arrested Alice. She declares being "very happy" to return to Italy with her 4 children, even if a prison sentence is at stake.

Il caso Alice Brignoli  

Alice, nata ad Erba il 13 dicembre del 1977, conosce il futuro marito Mohamed Koraichi sul posto di lavoro, presso una ditta locale nel lecchese. Lei era una segretaria, lui un operaio specializzato.

Alice e Mohamed sono cresciuti entrambi nella provincia lombarda. La madre di Alice, dopo la scomparsa dei due, disse a proposito della figlia che era «una ragazza splendida, libera, indipendente. Nessuna credenza religiosa, dopo la prima comunione non aveva neppure voluto essere cresimata». Probabilmente non si aspettava un cambiamento così drastico.

Mohamed, invece, ha origini marocchine, classe ’85, cresciuto in una famiglia di immigrati musulmani regolari e ben integrati nel tessuto sociale. Come molti altri radicalizzati, la sua vita precedente era composta da una non osservanza religiosa, amava la musica e frequentava discoteche.

Dopo essersi innamorati, i due si sposano nel 2008 e un anno dopo arriva il primo dei tre figli nati in Italia: Ismail. Il matrimonio fu celebrato in comune, lui vestito con una tradizionale tunica bianca, mentre lei con i capelli coperti da un velo turchese. Il 2008 fu anche l’anno della conversione religiosa di Alice indotta a tale scelta da Mohammed che diceva di avere riscoperto l’Islam. Da quel momento, Alice non fu più Alice. Era diventata Aisha.  Il cambio di abbigliamento, il viso coperto, l’allontanamento dalla famiglia e, più in generale, dalla sua precedente vita sociale. Prima di chiudersi nel loro ristretto nucleo familiare, tentarono di convincere i propri parenti a seguire la loro stessa visione radicale. Alice, ad esempio, provò a imporre alla madre di indossare il velo e di leggere il Corano, ma furono tentativi inutili.

Nello stesso periodo, i coniugi frequentarono la comunità musulmana locale, dalla quale, progressivamente, si staccarono. Se inizialmente avevano accettato di pregare insieme agli altri fedeli nelle moschee di Lecco e di Costamasnaga, dopo qualche tempo smisero di frequentare anche quei luoghi di culto.

Non da ultimo, la chiusura con il mondo esterno si manifestò anche nella vita lavorativa. Abbandonarono il loro lavoro perché ritenuto impuro e da quel momento vissero di sussidi sociali in una casa popolare e con dei piccoli aiuti da parte della comunità musulmana.

Tra il 2014 e l’inizio del 2015, qualcos’altro sembrò scattare nella mente dei due coniugi. Il passaggio al jihadismo divenne totale. Internet ebbe un ruolo importante nella fase finale del loro processo di radicalizzazione. Come per molti altri giovani, su internet trovarono moltissimo materiale propagandistico dello Stato Islamico ed entrarono in contatto con dei facilitatori e dei propagandisti tramite chat e forum. Così, in un percorso di auto-indottrinamento e auto-convincimento reciproco, iniziarono ad architettare il viaggio verso la terra del califfato.

A fine febbraio del 2015, la coppia partì da Bulciago verso il sedicente califfato islamico. Alice, Mohamed e i loro tre figli, a bordo della propria autovettura, viaggiarono per alcuni giorni passando per l’Ungheria, la Turchia e infine la Siria.

L’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Milano nei confronti di Alice, Mohamed e di altri individui - tutti condannati successivamente per partecipazione ad associazione terroristica - ci informa di alcuni comportamenti dei coniugi. Per quanto riguarda Mohamed Koraichi, è lui che riesce a fornire la tazkya (in questo caso sorta di presentazione dell’aspirante jihadista fatta da parte di altro mujahid )  all’amico Abderrahim Moutaharrick. È dunque grazie a lui che l’amico diventa un affiliato dello Stato Islamico. Alice svolse attività di indottrinamento nei confronti dei suoi figli in Siria, i quali venivano fotografati vestiti con abbigliamento da combattimento mimetico e con il dito indice alzano verso il cielo. Così, Alice era diventata la madre dei leoncini del califfato.

Dopo la sconfitta territoriale dello Stato Islamico, Alice, insieme a migliaia di altre donne, si ritrovò rinchiusa in un campo profughi gestito dai Curdi insieme ai suoi quattro figli. Mohammed, invece, molto probabilmente è deceduto.  Dal campo profughi in Siria Alice ha fatto sapere, tramite una ONG locale, che avrebbe voluto fare ritorno in Italia. È notizia di questi giorni che i ROS dei carabinieri, nell’ambito dell’operazione Match, hanno arrestato Alice. Lei si dichiara “felicissima” di tornare in Italia assieme ai suoi 4 figli, anche se ad attenderla ci sarà il carcere.