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Chaos in Ukraine. The chronicle of fear

21 February 2014

EFD Researcher Giovanni Giacalone describes the Ukrainian situation, where several people have been injured in unrest in Kiev. Giovanni foresees secession as possible scenario for Ukraine in the next months.

 

L’Ucraina è nel caos, secondo fonti del Ministero della Sanità i morti sarebbero quasi un centinaio e i feriti quasi seicento ma il bilancio rischia di salire nelle prossime ore. Nella giornata di giovedì i rivoltosi hanno raggiunto il palazzo del parlamento e del governo, causando l’immediata evacuazione dei dipendenti; nel frattempo la polizia è stata respinta nel vicino parco Marinsky. Numerosi gli edifici dati alle fiamme, tra cui il palazzo del sindacato in piazza Maiden.

Nonostante la giornata di lutto che era stata annunciata per commemorare le morti dei giorni precedenti, già dalle prime ore di giovedì i manifestanti hanno iniziato a lanciare pietre e bottiglie contro le forze dell’ordine che hanno risposto con gas lacrimogeni, proiettili di gomma e cariche. Numerose le persone portate via in barella.

Il Presidente ucraino Victor Yanukovich si è incontrato mercoledì sera con i leader dell’opposizione, concordando una tregua nel tentativo di giungere a un compromesso che possa far cessare le violenze; gli oltranzisti e i gruppi di estrema destra hanno però respinto la tregua continuando nell’offensiva contro il governo.

Il Ministero degli Interni ucraino ha fatto sapere che almeno 23 poliziotti sono rimasti feriti, una decina quelli uccisi. Sempre secondo fonti governative alcuni cecchini si sarebbero appostati sul tetto del Conservatorio di Kiev e avrebbero iniziato ad aprire il fuoco contro le forze di polizia. Secondo la Pravda il cecchino sarebbe invece soltanto uno e avrebbe consecutivamente colpito una ventina di agenti di cui 8 facenti parte degli uomini del Ministero dell’Interno.

Nel centro della capitale un pullman con a bordo una sessantina di agenti, per lo più ragazzi di 18-20 anni, è stato preso d’assalto da centinaia di manifestanti. Alcuni insorti minacciavano con delle asce i giovani in lacrime dentro il pullman. Alla fine, in difesa dei poliziotti sono intervenuti il miliardario e deputato dell’opposizione Petro Poroshenko, la cantante Ruslana e due preti cristiano-ortodossi; i giovani sono poi stati rilasciati.

I manifestanti sono riusciti a impadronirsi di oltre 1.500 armi da fuoco, 100.000 proiettili e una novantina di granate. Di conseguenza, nella giornata di giovedì il governo ucraino ha autorizzato l’utilizzo di armi da fuoco da parte delle forze di sicurezza ucraine e sono infatti comparsi alcuni filmati nei quali i manifestanti vengono bersagliati da cecchini dei “Berkut”, le forze di sicurezza del Ministero dell’Interno, successori del vecchio Omon sovietico.

Un segnale di distensione è arrivato nella notte, quando il Parlamento ucraino ha condannato l’uso della forza contro i manifestanti e ha proibito le operazioni antiterrorismo annunciate dai servizi segreti. Stati Uniti e Unione Europea condannano apertamente il governo ucraino e minacciano ritorsioni e sanzioni contro i responsabili delle violenze; sanzioni che potrebbero includere il blocco dei visti, il congelamento di beni e attività finanziarie, l’embargo sulla fornitura di armi. C’è da chiedersi se tali misure sarebbero eventualmente prese anche nei confronti di quella parte violenta dell’opposizione. L’Unione Europea però non è compatta; se Germania, Francia e Svezia sono favorevoli a provvedimenti duri nei confronti di Kiev, Spagna e Gran Bretagna sono contrarie alle sanzioni; ambigua la posizione del governo italiano che se fino a ieri era nel gruppo dei “contrari”, oggi sembra più orientato verso possibili sanzioni.

La Russia intanto è stata chiarissima con Kiev, lanciando un monito affinchè non faccia da zerbino abbassando la testa davanti alle minacce dell’UE e chiedendo che vengano condannati gli estremisti dell’opposizione responsabili delle violenze. Mosca è ben consapevole che gruppi di militari ucraini stanno passando dalla parte dei rivoltosi e che il governo di Kiev non è più in grado di controllare intere aree del paese e sarebbe pronta a un eventuale intervento militare in caso che i disordini dovessero mettere a repentaglio la sicurezza e la stabilità della Crimea, regione orientale dell’Ucraina, prevalentemente di etnia russa, fedele a Mosca e base della flotta russa del Mar Nero. Non è un caso che la Cancelliera tedesca Angela Merkel stia cercando una mediazione con Mosca per trovare al più presto una soluzione politica ed evitare che i disordini e le violenze si espandano ulteriormente.

A questo punto uno scenario verosimile è che il Paese si spacchi in due, con la Crimea che ha già fatto sapere di non volere alcun rapporto con l’EU e di essere pronta alla secessione. Nel frattempo tre ministri dell’UE, il polacco Radoslaw Sikorski, il francese Laurent Fabius e il tedesco Walter Steinmeier, si trovano a Kiev per elaborare assieme alle autorità ucraine un documento che dovrebbe prevedere entro dieci giorni la formazione di un governo di unità nazionale.

E’ dell’ultim’ora la notizia che, in seguito a tali colloqui, il Presidente ucraino Viktor Yanukovich ha annunciato elezioni anticipate e un ritorno all’assetto costituzionale del 2004, che limita i poteri del Presidente a vantaggio del Parlamento.

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